Arriva la bomba

Quinto appuntamento del warm-up, in attesa dell’incontro di domenica 14 aprile.

di Roberto Paura.

Quella roba strana che spuntò nelle edicole italiane a partire dal 1952, e che si diceva parlasse di “scienza fantastica” o “fantascienza”, come qualcuno aveva pensato di tradurre l’originale science fiction, era davvero rivoluzionaria. Quanto e più della televisione in bianco e nero che ancora stentava a diffondersi nel nostro paese, i romanzi di Urania importavano in Italia l’immaginario americano, affacciatosi durante l’immediato dopoguerra con le facce pulite dei soldati liberatori e ancora prima con l’icona rassicurante della Coca-Cola. Raccontavano storie di navi spaziali, di mondi lontani e futuri remoti, ma anche di terribili invasori alieni, minacce senza nome e orribili mutanti. Continue reading “Arriva la bomba”

La guerra nucleare

Quarto contributo in attesa dell’Autodistruzione nucleare.

Quando ci prende la tentazione di – premere il bottone – e si cade in questa tentazione anche ammettendo che qualche altro, un giorno, potrebbe essere costretto a farlo, se necessario – quando cadiamo in preda di così atroce insidia e di così disperata e deserta contemplazione del possibile, ricordiamo non già i duecentomila di Hiroshima, o i sei milioni di ebrei, perché questo aver bisogno di immagini quantitative per respingere la nuova ecatombe è già un segno di dannazione. In realtà dovrebbe bastare l’immagine di un solo volto umano segnato dal dolore, di un concretissimo volto di persona che abbiamo visto patire senza colpa, in un certo luogo del nostro spazio e in un certo momento del nostro tempo: per esempio l’immagine di una bambina solitaria, affamata e disperata che una volta incontrammo in una certa strada di campagna del miserabile Sud.

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Autodistruzioni nucleari: Nei labirinti della fantascienza

Terzo contributo in attesa dell’Autodistruzione nucleare.

Collettivo “Un’Ambigua Utopia”

Lester Del Rey

Incidente nucleare (Nerves, 1956)

Incidente nucleare, benché sia stato scritto nel 1942 e ampliato in seguito a metà degli anni cinquanta fino a assumere la consistenza di romanzo, è forse tutt’ora l’opera più interessante e “seria” che sia stata prodotta all’interno della SF sul problema del nucleare. Tralasciando tutte quelle che sono inesattezze scientifiche – nel ’43 le centrali nucleari non esistevano se non come lontana ipotesi – il romanzo è interessante per la parte che riguarda sia la vita all’interno che all’esterno immediato di una centrale con tutti i problemi psicologici e pratici connessi, la reazione delle persone come le conseguenze fisiche, sociali e politiche di un “incidente nucleare”. Continue reading “Autodistruzioni nucleari: Nei labirinti della fantascienza”

Il nucleare è rivoluzionario – Il rivoluzionario è nucleare?

Il secondo contributo in vista del quarto incontro del ciclo #lafinedelluomo.

L’uno marzo 1979, nel corso della rubrica “Giovani-speciale energia”, è stato organizzato a Radio Popolare un dibattito aperto sul tema: il nucleare è rivoluzionario, il rivoluzionario è nucleare? Sono intervenuti: un redattore di “Un’ambigua utopia” e un rappresentante dei “Quaderni del territorio operaio per il contropotere metropolitano”, una rivista nata da poco tempo.

Ha aperto i lavori il redattore di “Un’ambigua utopia”: “Noi ci poniamo, decisamente, in posizione critica rispetto al movimento antinucleare, perché ci sembra che consideri la questione soltanto da un punto di vista puramente ecologico e separata da un contesto più generale. Continue reading “Il nucleare è rivoluzionario – Il rivoluzionario è nucleare?”

Essere o non essere, G. Anders

Primo contributo in vista dell’appuntamento numero 4 del ciclo #lafinedelluomo.

Su uno dei ponti di Hiroshima c’è un uomo che canta e pizzica le corde di uno strumento. Guardatelo. Dove vi aspettate di trovare il volto, non troverete un volto, ma una cortina: perché non ha più volto. Dove vi aspettate di trovare la mano, non troverete una mano, ma un artiglio d’acciaio: perché non ha più mano.

Finché non riusciremo a raggiungere lo scopo per cui ci siamo radunati qui, e non avremo esorcizzato il pericolo che, alla sua prima manifestazione, ha portato via duecentomila uomini, quell’automa sarà su quel ponte e canterà la sua canzone. E finché sarà su quel ponte, sarà su tutti i ponti che conducono al nostro futuro comune. Come atto d’accusa, e come messaggero.

Riscattiamo quell’uomo dal suo ufficio. Facciamo quanto occorre perché sia possibile dirgli: – non sei più necessario; puoi lasciare il tuo posto -.

(Parole conclusive del discorso tenuto dall’autore al IV Congresso internazionale contro le armi atomiche e nucleari e per il disarmo, Tokio, 20 agosto 1958).