Tra le ceneri di questo pianeta: una recensione

Secondo contributo in vista de La fine, a cura di Roberto Paura, nostro ospite in occasione del primo appuntamento del ciclo.

Tra il 1560 e il 1660 le temperature globali crollarono. Fu il picco della cosiddetta “Piccola Era Glaciale”, una fase di raffreddamento planetaria che si protrasse fino agli inizi del XIX secolo e dovuta, secondo gli scienziati, a una riduzione dell’attività solare. Ma il crollo delle temperature nel corso di quel secolo avrebbe un’altra spiegazione, secondo uno studio recentemente pubblicato da ricercatori dell’University College di Londra: l’estinzione di massa dei popoli amerindi. Quando Cristoforo Colombo arrivò in America, le popolazioni autoctone contavano, secondo le stime, sessanta milioni di individui. In meno di un secolo, si ridussero del 90%. Un’autentica estinzione di massa dovuta, com’è noto, alle malattie importate dall’Europa, alla violenza dei conquistadores, agli shock culturali. In una parola, alla colonizzazione. Continue reading “Tra le ceneri di questo pianeta: una recensione”

Che cosa “è” l’Antropocene?

In attesa del sesto e conclusivo incontro del ciclo La fine dell’uomo, inauguriamo una panoramica di contributi a stretto giro sui temi “caldi” di questa serie di incontri.

“Che cos’è l’Antropocene?” Questa domanda comincia a venire posta anche in Italia, e non solo all’interno delle accademie. Una parola nuova si aggira nelle menti di chi vuol capire qualcosa sul presente. Ad essa si accompagnano sentimenti e reazioni diverse. Vi è già chi la disgusta, chi la ritiene un’arma nelle mani dell’analisi critica del presente, chi non vi riesce a vedere nulla di politico (“ma questa è scienza, cosa c’entra con la lotta politica?”), chi si prepara a combatterla con ogni mezzo. Ma che cos’è l’Antropocene? E perché questo concetto sta scaldando gli animi, al di qua ed al di là dell’oceano Atlantico, sopra e sotto l’Equatore?

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Il tempo è il grande protagonista: a cavallo degli ultimi due incontri

Con Giorgio Griziotti abbiamo affrontato nell’ultimo incontro sulla “fine dell’uomo” il tema del Neurocapitalismo e i dispositivi del tempo.Questo contributo chiude il quinto blocco tematico del ciclo ed apre alla prossima ed ultima puntata: La fine.

Il tempo è il grande protagonista, vero e proprio convitato di pietra, presente in tutto il ciclo di incontri. Nel suo intervento, giustamente, Griziotti focalizza l’attenzione sui dispositivi tecnologici del tempo, sostituti mobili di quella foresta di orologi che aveva invaso palazzi e vie nelle città, man mano che l’evo moderno andava affermandosi. Qui di seguito una breve traccia, tentativo di tirare qualche filo del discorso fatto nei vari incontri che si sono succeduti, partendo proprio da questa risorsa precaria, e sempre più determinante per le nostre vite, che è il tempo.

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Cronofagia vol. 2

Cronofagie

Abbiamo pubblicato, come contributo al prossimo incontro “Il neurocapitalismo ed i dispositivi del tempo”, una recensione al libro Cronofagia di Davide Mazzocco https://moroniecaronia.noblogs.org/cronofagia/ , vogliamo segnalare qui anche la recensione di Roberto Paura (che è stato il primo degli ospiti dei nostri incontri)  https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a27343353/cronofagia-libro-tempo-recensione-ame/. Questo libro si offre come agile e conciso strumento da cui far ripartire una discussione che aveva suscitato un certo interesse una ventina d’anni fa con libri come quello di Lothar Baier Non c’è più tempo. Diciotto tesi sull’accelerazione (recensito da Antonio Caronia https://www.academia.edu/305223/Cogli_lattimo_se_ci_riesci_ ) e Cronofagia. La contrazione del tempo e dello spazio nell’era della globalizzazione (atti di un convegno del 2002 pubblicati da Guerini e Associati e scaricabile gratuitamente qui: https://www.academia.edu/254968/Cronofagia_La_Contrazione_Del_Tempo_E_Dello_Spazio_NellEra_Della_Globalizzazione ).

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La Jetée

Quinto testo di avvicinamento all’incontro con Giorgio Griziotti del prossimo 14 maggio.

La Jetée

Questa recensione del film La Jetée di Chris Marker, una delle tante che J.G. Ballard ha redatto durante la sua pseudo carriera di critico dei media freelance, mostra in modo esemplare il suo istinto infallibile per le cose originali. Apparsa per la prima volta in New Worlds, luglio, 1966.

Questo film strano e poetico, un misto di fantascienza, favola psicologica e fotomontaggio, crea nei suoi modi peculiari una serie di immagini bizzarre dei paesaggi interiori del tempo. A parte una breve sequenza di tre secondi – un sorriso esitante di una giovane donna, un momento di straordinaria intensità, come il frammento del sogno di un bambino – i trenta minuti di film sono costituiti interamente da pose fisse. Eppure questa successione di immagini sconnesse è il mezzo perfetto per proiettare i ricordi quantificati e i movimenti nel tempo che sono il tema del film.

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