Distruggere l’utopia

Distruggere l’utopia

di Giuliano Spagnul

(da: Mondi altri. Processi di soggettivazione nell’era postumana a partire dal pensiero di Antonio Caronia, a cura di Amos Bianchi e Giovanni Leghissa, Mimesis 2016)

“L’uomo senza utopia, precipita nell’inferno

 di una quotidianità che lo espropria di ogni

 significato e lo uccide a poco a poco.”

Antonio Caronia, Il corpo virtuale

L’uomo senza utopia, l’uomo senza qualità, l’uomo senza, l’uomo espropriato di ogni significato. Condizione a cui dobbiamo rassegnarci a vivere oggi oppure ciò contro cui dobbiamo combattere con tutte le nostre forze? Continue reading “Distruggere l’utopia”

Antonio Caronia e la fantascienza

di Giuliano Spagnul

“La fantascienza è una costellazione di immagini che passano di opera in opera, e così facendo si amplificano, si arricchiscono, si trasformano.” 1 Che cos’è un genere letterario se non l’amplificazione massima di questo passamano di immagini di opera in opera? La fantascienza, come genere letterario popolare di massa, è forse il migliore esempio di questa specie di evoluzionismo per assemblaggio, per variazioni, che una volta accettate entrano a far parte di un sistema di regole condivise. Stare alle regole ma allo stesso tempo innovarle, cioè tradirle. La fantascienza è piena di leggi, di regole, di teorie; tutte devono sottostare a una logica di plausibilità. Cioè, per quanto astruse, devono avere una loro coerenza interna, una loro logica; se mai opposta a quella che noi consideriamo veramente tale, ma comunque costruita secondo dei criteri, che non vanno trasgrediti senza una motivazione coerente (compatibile) a quella logica stessa. Continue reading “Antonio Caronia e la fantascienza”

Scomodo a tutti, forse anche a se stesso: Primo Moroni

Primo Moroni è stato sempre utile a tutti, ricercato per consigli (ricordo un pranzo in trattoria con un compagno ferroviere che si voleva licenziare e trasferire a Firenze e aprire una libreria, e domande, e dubbi, e…); per “interviste impossibili” come quella di Ida Faré che lo interroga sul femminismo;1 per parlare, parlare: quanta cultura orale è passata dentro quella libreria Calusca, luogo instabile dalla collocazione precaria che si è spostato in lungo e in largo per il C.so di Porta Ticinese per stabilirsi poi definitivamente nel posto più incerto della geografia metropolitana: un centro sociale occupato.2  Ma è stato scomodo Primo, anche per quel suo attraversare mondi, luoghi, esperienze affatto diverse tra loro. Scomodo a se stesso? È lecito crederlo leggendo la sua autobiografia3 e le varie altre riflessioni autobiografiche sparse, qua e là, nei suoi vari interventi scritti o registrati dal vivo. Continue reading “Scomodo a tutti, forse anche a se stesso: Primo Moroni”