Un’ambigua utopia nel fiume della finzione

di A. Caronia, Linus, settembre 1981

Quanto bisogna prenderla sul serio, questa fantascienza, e quanto riderci sopra? Fate bene a diffidare di domande di questo tipo, perché la stessa cosa si può domandare (retoricamente) della letteratura in generale. Se ci siamo permessi di porla, è proprio perché crediamo che la fantascienza sia quasi l’unico modo possibile di scrivere oggi, come abbiamo sostenuto in sedi più o meno serie di questa. E anche perché da poche settimane si trova in libreria un testo singolarmente in sintonia con la domanda in questione: Il labirinto magico di Philip J. Farmer (ed. Nord) che altro non è se non la attesissima conclusione del suo famoso ‘ciclo del fiume’, uno dei pochi titoli degni di nota in un anno fantascientifico abbastanza deludente, insieme magari con l’antologia, Il mondo di P. J. Farmer, edito sempre dalla Nord. Continue reading “Un’ambigua utopia nel fiume della finzione”

UAU: l’archivio digitale di Un’ambigua utopia

Secondo wikipedia Un’Ambigua Utopia è stato un collettivo attivo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta che si è occupato dei rapporti tra politica, fantascienza e immaginario, e che ha pubblicato l’omonima rivista.

Il gruppo di lavoro che negli ultimi sei mesi ha lavorato alla digitalizzazione della rivista presenterà la piattaforma che ne ospita la versione digitale alle 12.15 della giornata di attivit e performance del 9 giugno. Non mancate!

Un’ambigua utopia nella città viva

Da Linus dicembre 1981, di Antonio Caronia

Diceva Paolo fabbri al convegno ferrarese su “Città e metropoli” dell’ottobre scorso che la città è un fenomeno immaginario: nel senso che, come tutti avete capito, lo spazio fisico cittadino, l’agglomerato delle case, delle strade e delle piazze è il luogo di percorsi e traiettorie che non solo noi compiamo, quotidianamente e eccezionalmente, ma che proprio ci definiscono. Noi cittadini siamo, cioè, i nostri percorsi, le nostre fermate, il nostro girovagare nella città. La quale, proprio per questo, non è unica: in quelli che a noi sembrano gli stessi spazi convivono una città diurna e una notturna, una città degli adulti e una degli adolescenti, e così via. Continue reading “Un’ambigua utopia nella città viva”

Quando cambierà

La mutazione è in corso. Ognuno di noi c’è immerso fino al collo o invischiato fino ai neuroni, se preferite, perché è dello spazio interno che, anche, si parla. Non abbiamo ancora modo, così, in mezzo al guado, di voltarci indietro, valutare la strada percorsa, e neppure di apprezzare quanto disti l’altra riva. Anzi, se vogliamo dirlo da dentro le nostre angosce, non sappiamo neppure se altra riva vi sia. Forse siamo destinati a tramutarci, per un po’ di tempo, in animali acquatici. Che importa? Le apprensioni per il futuro (chi ne ha), e comunque le insicurezze di un cammino troppo poco noto e – ne siamo sicuri – troppo pieno di insidie, si mischiano in noi con una specie di euforia e di esaltazione, che è la veste che assume la consapevolezza della fine di un’esperienza, della rottura che – ci siamo accorti – ci accompagna ormai da più di qualche mese. Continue reading “Quando cambierà”