Alphaville

di Giuliano Spagnul

“All’inizio, non si sa chi sia questo personaggio, questo Eddie Costantine, poi arriva, si scoprono delle cose di lui solo attraverso i discorsi della gente, proprio come in un western (…) c’è uno che arriva, apre le porte di un soloon, va al banco, voglio dire: è sempre così, strada facendo si fa l’andatura. (…) lui viene a fare un’inchiesta e quindi riparte.” (1) Cosa scopre questa inchiesta? Molte cose bizzarre che a prima vista sembrano delineare una sorta di mondo distopico in cui diverse forme di potere si sovrappongono, tra momenti di violenza pura e momenti di controllo e persuasione e forme di un più sofisticato asservimento biopolitico.

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L’umanità come forza geologica, una recensione.

Inauguriamo oggi il ciclo di letture che ci accompagnerà in direzione della 3a puntata del ciclo La fine dell’uomo, ogni seconda domenica del mese al Piano Terra di Milano.

Recensione di Giuliano Spagnul a:

Antropocene. L’umanità come forza geologica, racconti e saggi a cura di Francesco Verso e Roberto Paura edito da Future Fiction & Italian Institute for the Future, 2018.

Questo libro parte da un presupposto importante citando, nella prefazione, lo scrittore Kim Stanley Robinson: “noi decidiamo cosa fare sulla base delle storie che ci raccontiamo”. Una indicazione di lavoro su un immaginario che presuppone una “potenza”, insita nella fiction, capace “di calare il lettore o lo spettatore in uno scenario fittizio ma plausibile, trasformando in fatti ed eventi i nudi numeri degli scienziati” e che per questo eserciterebbe “una forza persuasiva da non sottovalutare.”  Sei racconti, tutti recentissimi tranne quello di Robert Silverberg del 1990 (gli altri di Jean-Louis Trudel, Clelia Faris,Chen Quifan, Marian Womak e Francesco Verso) fanno da contraltare ad altrettanti brevi saggi di Marco Signore, Antonio Camorrino, Fausto Vernazzani, Gennaro Fucile e Roberto Paura. Si alternano e si rincorrono su questa tematica di paura dei cambiamenti climatici in atto. Le narrazioni, ormai lo sappiamo bene, hanno sempre avuto un grande impatto sulla realtà, influenzate dalla vita a loro volta l’hanno influenzata.

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Homo turisticus

di Giuliano Spagnul

Nelle otto tesi sulla turistificazione, un dossier a cura della redazione bolognese di InfoAut (1) si evidenzia il bisogno di non assumere il turista come controparte in quanto è necessaria “una distinzione chiara tra lo sfruttamento del turismo nel segno della rendita e la legittima volontà di conoscenza di altri luoghi da parte di tutti e tutte noi.” Preoccupazione più che legittima se si pensa alle tante invettive che il vituperato animale turistico si trova a ricevere sulla propria testa; (2) come se tutti noi, fuori dai nostri confini (di quartiere, città, nazione) non diventassimo , nostro malgrado, altrettanto turisti per gli altri. Comunque sia, alcune domande in più sul turista, su questa figura di fine millennio e di fine del mondo occorre farsele. Fine del mondo innanzitutto come fine del mondo sconosciuto: ogni luogo è ormai stato visitato, esplorato, mappato fin dall’alto dei cieli, letteralmente.

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Sul filo della presenza

Terza lettura a introduzione del secondo appuntamento del ciclo La fine dell’uomo.

“Sul filo della presenza” è titolo bellissimo per un’opera che vuole affrontare quel legame sottile che intercorre tra il De Martino antropologo e il De Martino filosofo. L’autrice Clara Zanardi, laureata in filosofia all’Università di Venezia – Ca’ Foscari, che alla data della pubblicazione del libro, 2011, poteva vantare la solida età di anni 23, indaga l’attualità dell’opera demartiniana affrontando in particolare l’opera incompiuta, pubblicata postuma nel 1977 col titolo “La fine del mondo”1  a cui si è aggiunto nel 2005 un altro volume di scritti 2 a carattere più espressamente filosofico. E’ un piccolo libro di 130 pagine, denso ed estremamente centrato sul pensiero demartiniano con un approccio severo e meticoloso capace di riconoscere l’originalità di una filosofia in prima istanza tale, non cioè come sussidiario prodotto di una ricerca antropologica, che fa di Ernesto De Martino “una delle figure intellettuali più significative dell’Italia del xx secolo.”

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Libertà di viaggiare o costrizione

Secondo contributo in vista del (secondo) appuntamento del ciclo La fine dell’uomo. Accordi, disaccordi e riflessioni di Giuliano Spagnul su «Il selfie del mondo. Indagine sull’età del turismo», l’ultimo libro di Marco D’Eramo (*)

Nel suo ultimo libro Il selfie del mondo1 Marco D’Eramo pronostica un futuro in cui si interrogheranno su “che cosa esattamente consistesse quell’attività che noi chiamiamo turismo” facendo il verso al Foucault che adombrava la stessa sorte per la follia. Il sottotitolo Indagine sull’età del turismo allude alla tesi di fondo del libro: “se il turismo definisce un’intera epoca, la nostra, allora quest’era, come tutte le ere, ha avuto un inizio e avrà una fine”; da qui la sensazione che più che un’indagine sulla contemporaneità, sui mali del turismo e sul cosa fare per (se non proprio eliminarli) attenuarli, all’autore preme di più capire quale futuro ci aspetti una volta che la macchina industriale del turismo abbia cessato di macinare a modo suo quelle esigenze, quei bisogni e quella “fame di mondo” che di volta in volta le storiche invenzioni umane vanno a soddisfare. Potrebbe essere definita una guida turistica all’età del turismo, un manuale per districarsi fra i luoghi comuni, i pregiudizi e anche i “razzismi” che imperversano ogni volta che si ha a che fare con questo particolare mondo; che si abbia a che fare coi turisti o si sia noi stessi turisti.

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